Il Quattrocento.
L’Alba dei Como
Il Palazzo Dentice d’Accadia, oggi sede dell’Accadia Relais, fu edificato nella prima metà del Quattrocento, nel pieno splendore della corte aragonese a Napoli. Fu allora che Angelo Como, potente mercante, molto vicino ai re aragonesi, scelse questo luogo per la prima dimora napoletana della sua famiglia: una casa-fondaco, con la residenza nobile al piano superiore e, al di sotto, la corte destinata agli scambi commerciali.
I documenti del 1464 citano il grande arco d’ingresso in piperno, mentre cinque anni dopo, via mare dalla Toscana, giunse la pietra serena destinata al portichetto ad archi ancora oggi visibile nel cortile. Sulla facciata comparve poi un balcone, raro per l’epoca, ornato dallo stemma di famiglia, la mezzaluna con tre stelle, e dai gigli fiorentini, omaggio agli stretti legami della famiglia con i Medici di Firenze.
Nella seconda metà del secolo, sull’altro lato della strada, la famiglia avvia un secondo cantiere, da cui nascerà il monumentale Palazzo Como, oggi sede del Museo Filangieri. Originariamente i due palazzi erano vicinissimi, e, forse, collegati da un cavalcavia. Alla fine dell’Ottocento con il Risanamento e l’apertura dell’attuale Via Duomo, Palazzo Como verrà smontato e ricostruito circa venti metri più indietro, nella posizione attuale.
Il Cinquecento.
La Casa del Giurista
Col passare del tempo, la casa dei mercanti diventa una vera dimora di rango. All’inizio del Cinquecento, infatti, ad abitarla è il giurista Tommaso Grammatico, uomo di vasta cultura, capace di attraversare indenne le stagioni politiche del Regno, dagli aragonesi al vicereame spagnolo. Nel 1535 il viceré Pedro de Toledo lo nomina magistrato del Sacro Regio Consiglio, il tribunale più alto del Regno di Napoli. Tommaso vive al piano nobile, dove il fasto discreto della sua epoca ha lasciato tracce indelebili. Durante i recenti restauri, proprio in quelle stanze, sono riemersi soffitti cassettonati rinascimentali, decorazioni lignee dipinte e pitture murali seicentesche: frammenti di una bellezza che il tempo aveva solo nascosto. All’esterno, gli antichi portali in piperno sono tornati a mostrarsi, a ricordare che ogni epoca lascia la propria voce.
Il Settecento.
I Dentice a Palazzo
Nel Settecento, la casa ritrova nuova luce: appartiene ora ai Dentice, duchi d’Accadia, e il suo piano nobile si accende di conversazioni, duelli di spada e serate dedicate ai lumi. A dominare questa stagione è Fabrizio Venato Dentice, 3° Duca di Accadia, figura affascinante e contraddittoria. Alla fine del secolo è coinvolto nelle congiure giacobine, e nel 1794 viene relegato a Lipari, poi graziato e reintegrato da Gioacchino Murat, di cui diventa consigliere. Intanto, il palazzo cambia volto: il supportico diventa androne, l’arco si allarga per le carrozze, la facciata si rinnova, i piani si innalzano. La casa dei mercanti è ormai un salotto nobiliare, simbolo di una Napoli elegante e inquieta. Oggi, chi entra nell’Accadia Relais percorre lo stesso spazio attraversato da seicento anni di storia: dalla pietra serena toscana al piperno napoletano, dalle stanze dei Como e dei Grammatico ai salotti dei Dentice d’Accadia, fino alla contemporaneità della recente ristrutturazione, perfettamente integrata nella storia del luogo. Un luogo dove il tempo non si è fermato, ma invita chi vi entra a diventarne parte.
SPECIAL FEATURE
La storia della rinascita di un luogo senza tempo
Un racconto scritto con voce autoriale, che restituisce la meraviglia del ritrovamento, e dà forma alla storia che ha reso unico questo luogo.