Angelo Como
Capostipite della famiglia Como, Angelo emerge come un mercante-banchiere capace di tenere insieme visione, calcolo e relazioni. È il ritratto di un operatore internazionale che conosce fornitori, rotte e tempi. Non il “provinciale” che importa mode, ma un abile uomo d’affari che intesse rapporti stretti con Lorenzo de’ Medici e la famiglia dei Pazzi, intrecciando un nodo stretto fra Napoli e Firenze. Il suo modo di influenzare le rispettive corti, napoletana e fiorentina, lo si comprende da come nel 1469, nell’opera di rimaneggiamento del primo palazzo dei Como, non accontentandosi più del solo piperno locale compra a Firenze elementi lapidei già lavorati in pietra serena, fatti spedire per via d’acqua dal porto di Signa a Napoli. Questo portare materiali “alla fiorentina” dentro una tipologia napoletana (casa-fondaco), trasforma significativamente la cultura dell’abitare del suo tempo.
Quando nel dicembre 1488 Alfonso d’Aragona gli dona non un semplice giardino, ma un nucleo immobiliare articolato, Angelo avvia il secondo programma: una domus magna “alla fiorentina”, con viridarium porticato, paramento a bugne e un disegno coerente di palazzo moderno: nasce il Palazzo Como, straordinario esempio di architettura “alla maniera toscana” che è oggi il Museo Filangieri.